Cura plasma: “ci stanno contattando da tutto il mondo”

“La cura al plasma per il covid19 è un tema serio da affrontare senza ironia”.

Coronavirus, cura al plasma. Da giorni se ne parla sui social, meno su quotidiani nazionali e telegiornali.

A spiegare il punto della situazione rispetto a questa sperimentazione volta a contrastare il coronavirus nell’ambito della cura, è Salvatore Casari del Carlo Poma di Mantova, il principale centro assieme al San Matteo di Pavia che se ne sta occupando.

Collegato a Pomeriggio 5, l’infettivologo spiega che la sperimentazione risulta conclusa ed i dati sarebbero quindi ora in fase in analisi. Soddisfatti delle premesse avute con molte persone che sono migliorate – spiega il medico -.

“Quindi, l’attesa di nuove fasi del protocollo ed ipotesi su altre cure, tra le quali, afferma il medico in collegamento “certamente quella con il plasma è molto interessante”.

“Ci chiamano da tutto il mondo”

Nella discussione, sul piano giornalisti, interviene anche Giuseppe De Donno, 53 anni, primario presso il Reparto di Pneumologia dell’ospedale mantovano.

“Ho passato 25 giorni senza dormire – ha raccontato il primario –  quando arrivo a casa non riesco a smettere di pensare agli occhi dei nostri pazienti”. E ancora: “Gli occhi dei morti, quelli che non siamo riusciti a salvare, mi accompagnano tutte le notti. Questo è un virus maledetto, in 36 ore ti distrugge.”

“Con il plasma abbiamo aiutato pazienti gravi” ricorda De Donno, fornendo anche qualche numero: in tutto, quarantotto persone salvate.

Lo stesso De Donno però invita a mantenere cautela: “Ci sono stati miglioramenti clinici ma aspettiamo la pubblicazione” dello studio. Poi, come il collega, torna sulla necessità di un protocollo: “abbiamo proposto un protocollo. I guariti da coronavirus diventano donatori volontari di sangue e dal loro sangue tratteniamo il plasma”.

L’idea di usare il Plasma e i dubbi della comunità scientifica

L’idea, sostenuta anche da Giulio Tarro, è partita da Salvatore Casari e Giuseppe De Donno, che però non si capacitano di alcuni attacchi ricevuti negli scorsi giorni da una parte della “comunità scientifica”:

“Divisi si perde. A meno che qualcuno davvero non ami perdere. La cura sta mostrando risultati eppure le critiche, mai nel merito, aumentano sempre di più”.

E sulle precedenti considerazioni di Roberto Burioni, che mette in guardia dal rischio di trasmissione di altre malattie, suggerendo quindi l’uso di un siero artificiale: “si comporta come se avesse la verità in tasca dicendo che è meglio un farmaco sintetizzato piuttosto che il plasma iperimmune e che secondo lui potrebbe trasmettere malattie, mentre è sicuro grazie ai controlli accurati e meticolosi che facciamo da sempre. “