Italiani in cerca di liquidità in coda al banco dei pegni: richieste su del 30%

Ritardi da parte delle banche nel concedere prestiti stanno portando gli italiani a cercare immediata liquidità con altri mezzi

Uno viene a galla in queste ore, ed è lo strumento dei “banco dei pegni”, con una richiesta attuale che si aggirerebbe attorno al 30% in più rispetto lo stesso periodo dello scorso anno.

Secondo una ricerca condotta da Doxa per Affide, ogni italiano avrebbe nel cassetto una media di sette oggetti “preziosi” per un peso medio che si aggira attorno ai 60 grammi di oro e un valore almeno teorico di duemila euro.

Gli italiani al banco dei pegni

I 600 euro agli autonomi in molti casi non è ancora arrivato e molti lavoratori denunciano mancato accredito da cassa integrazione. E allora, una risposta veloce, nel processo legale alla sopravvivenza, arriva dal banco dei pegni i quali, rientranti nelle attività finanziarie ritenute essenziali dal Governo, hanno mantenuto gli sportelli aperti.

Inevitabile dunque il fatto che si sia registrato un netto aumento in questa fase: in pochi minuti si porta a casa denaro senza dover affrontare lunghe valutazioni e tempistiche burocratiche.

Ad illustrare all’Ansa la situazione è, ad esempio,  il direttore generale Monte dei Pegni del gruppo Banca Sistema, Giuseppe Gentile: “la storia si ripete: nel 1478 quando a Padova arrivò la peste, il Monte di Pietà supportò i cittadini mantenendo aperte le proprie attività per consentire la continuità dei pegni. Oggi la nuova peste si chiama Covid-19 e in questa circostanza di difficoltà per il Paese noi rimaniamo aperti e continueremo a fare la nostra parte per supportare le piccole esigenze finanziarie dei cittadini“.

Ma Gentile non è l’unico professionista del settore a lanciare l’allarme. A confermare un incremento del 30%-50% è anche Giovanni Tomatis, direttore Credito su Pegno di Banca Carige.